🇮🇹 Tornare a casa (e sentirsi comunque un po’ straniera)

Fine luglio. Valigie, scatoloni, l’ultimo giro per Londra con gli occhi già un po’ lucidi… e poi Milano.

Dopo anni vissuti all’estero — prima la Norvegia, l’Angola e infine Londra — io, il mio compagno e i nostri due bambini di 3 e 5 anni siamo tornati. “A casa”, dicono tutti. Ed è vero, in un certo senso. Ma la verità è che il rientro può essere uno shock culturale forte quanto (a volte di più) di quello che si prova quando parti per la prima volta.

Ve lo racconto con calma, perché di cose da dire ce ne sono tante.

1. Le abitudini che non torni ad avere automaticamente

Si dà per scontato che tornando “a casa” tutto torni semplice, familiare, di default. E invece no: quando vivi anni fuori, ti costruisci un sistema di abitudini nuove — orari, modi di fare la spesa (eh si sono dovuta passare fisicamente all’Esselunga qui a Milano per rendermi nuovamente conto di prodotti e categorie!), il modo in cui i bambini vanno a scuola, persino il modo in cui saluti le persone per strada — e quel sistema diventa la tua normalità.

Tornare significa disimparare e reimparare. Mi ritrovo a cercare prodotti che a Londra trovavo sottocasa in due minuti, a dover riorganizzare la routine dei bambini che erano abituati a certi ritmi, a ricalibrare persino il modo in cui gestisco la burocrazia (e qui potrei scrivere un libro a parte! Per non parlare dell’inizio della scuola a meta settembre… va beh lasciamo perdere). Non è tutto negativo, sia chiaro: alcune cose italiane le ho rimpiante ogni singolo giorno all’estero, a cominciare dalla mia famiglia e il cibo… sembra banale ma non lo è affatto.

Ma il rientro non è un pulsante “reset” che ti riporta automaticamente a prima. Sei cambiata tu, e nel frattempo è cambiato anche il posto che chiami casa.

2. Il paragone che ti apre la mente… e ti rende anche un po’ insoddisfatta

Questo è forse il punto più delicato, e ci ho pensato parecchio prima di scriverlo.

Vivere in posti diversi ti allena a guardare tutto con un metro di paragone costante. Vedi qualcosa che non funziona e nella tua testa parte automatico il confronto: “a Londra questo si faceva così”, “in Norvegia era organizzato meglio”, “ad Angola avremmo apprezzato di più questo”. Non lo fai per essere polemica o per sentirti superiore — anzi, il confronto ti apre la mente, ti fa notare sfumature che chi non si è mai mosso da casa magari non nota nemmeno. È un dono, in un certo senso.

Ma è anche un peso. Perché quel metro di paragone non si spegne mai del tutto, e ti espone a una forma sottile di insoddisfazione: fai fatica a goderti pienamente il presente perché una parte di te sta sempre confrontando. Sto imparando (piano piano) a usare questo sguardo come una risorsa e non come un filtro che mi impedisce di innamorarmi di nuovo di quello che ho intorno.

3. Ricominciare a costruire una rete sociale — anche se non si parte proprio da zero

Qui la fortuna è dalla mia parte: a Milano abbiamo famiglia e amici, persone che mi conoscono da una vita. Quindi no, non sto ripartendo da zero come quando sono arrivata a Oslo senza conoscere una parola di norvegese, o come i primi mesi a Londra senza una rete d’appoggio.

Eppure… ricostruire una quotidianità condivisa con le persone è un lavoro a sé, diverso dal semplice “rivedersi ogni tanto”. Significa integrare i bambini in nuove amicizie, trovare i genitori con cui si crea davvero sintonia (non solo quelli che incontri al parco), ricreare quella rete di piccoli aiuti reciproci che negli anni fuori ti eri costruita pezzo per pezzo con persone che, alla fine, erano diventate famiglia acquisita. Gli amici e la famiglia “di sempre” sono un porto sicuro prezioso, ma la vita quotidiana — quella fatta di pick-up a scuola improvvisati, cene last minute, un aiuto quando sei in difficoltà — quella si ricostruisce comunque un pezzo alla volta.


Questo rientro a Milano non è la fine di un viaggio, è l’inizio di un capitolo nuovo — e come tutti i capitoli nuovi, ha le sue luci e le sue fatiche. Non ho tutte le risposte, ma ho tanta voglia di raccontarvi passo passo come sta andando, con tutta l’onestà che mi conoscete.

Se ti va di seguire questo rientro nel dettaglio — tra scoperte, nostalgie e piccoli inciampi — restiamo in contatto: seguimi su Instagram e continua a leggermi qui sul blog, perché di questo “ritorno a casa” ho ancora tantissimo da raccontarvi. 🤍

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Sono iara

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Sono italo-brasiliana, vissuta in Italia, Brasile, Norvegia, Angola e ora vivo a Londra. Amo viaggiare, osservare e raccontare le cose belle che vedo nel mondo. Ti unisci alla community?


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