A malincuore so che questi sono i miei ultimi giorni in Angola. Da quando ho avuto un grossissimo problema di visto che mi ha letteralmente tolto identità e pazienza, avevo deciso che questa sarebbe stata la mia ultima volta a Luanda.

In breve, per poter andare in Angola c’è da fare una trafila molto stancante per poter avere il visto ordinario (quello che ho richiesto io, per poter andare a trovare un parente residente in Angola). Innanzitutto, è necessario avere la lettere di invito ufficiale dell’azienda per cui lavora il tuo parente oppure dell’agenzia che organizza il viaggio per te, o altrimenti, dell’hotel da cui sei ospite. Dopodiché è necessario recarsi all’Ambasciata di Angola a Roma e portare il proprio passaporto insieme ad una serie di documenti la cui lista trovate qui. Dovete andare di persona perché vi devono prendere le impronte digitali. Una volta consegnato il tutto, di norma, dopo 8 giorni lavorativi il vostro visto è pronto da ritirare (e in questo mi permetto di consigliarvi il ritiro di persona o da conoscente di fiducia – non aggiungo ulteriori dettagli). Per me il “calvario” è iniziato da qui. Perché avevo già prenotato e pagato il biglietto aereo per passare il capodanno a Luanda, ma tre giorni prima della partenza non avendo ancora ricevuto il passaporto ho chiamato l’ambasciata e mi hanno detto che c’era un problema con il sistema informatico. In pratica ho saltato il volo, spostandolo di 45 giorni e pagando una multa salata. Non vi tedio con altri problemi al visto, che comunque ci sono stati.

 

L’amarezza della non-organizzazione angolana mi ha fatto promettere a me e a tutti. che questa sarebbe stata l’ultima volta sul suolo Angolano. Mi dispiace, perché qui tutto sommato è bello. Il clima è sempre molto mite e caldo, c’è musica ovunque e la vita scorre lenta e pigra come in molti paesi caldi.

In compenso, in tanti altri aspetti l’Angola mi ha scioccata. La città di Luanda è molto caotica e sporca (non più di Nairobi, secondo me). Ci sono molte persone disagiate o con evidenti menomazioni fisiche che fanno elemosina ad ogni angolo del centro. Gli ospedali sono in condizioni disastrose, senza aria condizionata ne cibo sano per tutti. I salari e la ricchezza è molto mal distribuita e lo sviluppo economico è tutto concentrato su poche risorse naturali come petrolio e minerali preziosi e diviso in poche, pochissime persone.

Non c’è sviluppo turistico né servizi al cittadino. Potrebbero sfruttare meglio altre risorse che ci sono, ma non lo fanno.

Qui la natura e i panorami sono mozzafiato e la quiete circonda ogni aspetto della vita angolana. Anche troppo, a volte.

Su questo mi sento di dire che assomiglia alla Norvegia… le persone non sono stressate in genere. La natura è rigogliosa e il rapporto con l’acqua qui a Luanda è molto stretto. Acqua di mare e spiagge. Pesce e sabbia.

 

Sono proprio andata al mercato del pesce ieri, dove vendono il pesce a “mucchietti” e non al chilo. I pescatori gestiscono la trattativa e poi alcuni ragazzi attendono a lato per chiederti di pulire il pesce a 1000 kw (circa 2/3 euro). Tutto gira intorno al mare. Le piattaforme petrolifere offshore e la pesca.

Quello che facciamo noi occidentali è cercare di amalgamarci in questa scia di mare-natura-relax praticando sport d’acqua come surf e kitesurf. Che ne dite? Vi piacerebbe?

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Presto pubblico un video su Youtube!

(fine 1° parte) Continuo presto con il racconto della gita alle cascate Kalandula.

 

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Posted by:iaraheideblog

Una risposta a "I miei ultimi giorni in Angola (parte 1/2)"

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